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Simm’ turnat’

In: Nell'aria

2 Ott 2009

“In galera ci stanno innocenti e colpevoli, ma il Cavaliere non c’è mai”                                                                            ‘o Zulu, 1/10/2009

Ritorno dei 99 posse sulle scene, a diversi anni dalle ultime esibizioni, e ritorno a Bologna. La folla al TPO è quella delle grandi, anzi grandissime, occasioni: stipata all’inverosimile dentro lo stanzone location del concerto si trova una fauna piuttosto varia, ma in prevalenza composta da universitari + o – imberbi; non mancano tuttavia habitué del posto, vecchi aficionados del gruppo e loro conterranei (qui più per una questione di identità territoriale  che per effettiva affinità musical-politica) e addirittura, in lontananza, si intravede la figura dell’anfibio.  Si tratta in realtà di una silhouette piuttosto stilizzata, compressa com’è nella bolgia del locale, però è sicuramente lui, presente forse per ribadire un’appartenenza ormai sbiadita, fare il punto della situazione e, massì, divertirsi un po’.

Introdotta da un cazzutissimo preambolo di un tippione, la formazione fa finalmente il suo ingresso sul palco: manca Meg, per il resto le facce sono a occhio le stesse del periodo Corto circuito/Vida que vendrà.
“…con questo primo pezzo vi introdurremo dolcemente al mondo della 99 posse”, inizia ‘o Zulu, parte Rigurgito antifascista e al TPO inizia la lotta greco-romana: chi scrive non trova altro termine per definire quello che succede sotto il palco, perché c’è così poco spazio che non si riesce neanche a saltare, e quindi il movimento è a ondate, con corpi sudati all’inverosimile che scivolano in-a-capitone-style gli uni sugli altri. Per una buona mezz’ora va avanti così: sul palco si alternano pezzi più o meno recenti, sotto si ondeggia avanti e indietro, attenti a non comprimere troppo chi sta intorno ma anche a non farsi schiacciare a sottiletta dai vicini.

L’acustica è quella che è, il gruppo non ha mai brillato per raffinatezza musicale e Zulù non è mai stato una gran voce (però che cazzimm’, ancora adesso!), inoltre la mescolanza di strumenti elettronici con basso, batteria e percussioni crea un discreto pastone e spinge i pezzi su canonici beat in 4/4 decisamente poco esaltanti; questa però è la fredda cronaca musicale, e conta veramente poco nel caso del gruppo in questione.

Conta l’attitudine, come si dice, e i 99 Posse ne hanno da vendere: la premessa classica in questi casi è che, “pur non condividendo in pieno il loro pensiero” sono forti. Per chi scrive l’assunto è in parte vero, per esempio con gli Assalti Frontali (‘che sempre in area autonomia/antagonismo stanno) c’è maggiore condivisione del discorso. Qui c’è però una capacità comunicativa che passa sopra a tutto.  Le parole con cui  Zulu introduce o conclude i pezzi sono in questo senso esemplari: a volte esilaranti, a volte dure, sempre comunque giocate sull’autoironia e il sarcasmo.

Nel frattempo la situazione nel locale si è fatta più accettabile (si aprono tutti i finestroni, un po’ di gente sfolla dalle prime file), inizia la seconda parte del concerto (quella che, come dice Zulu, “è fatta di pezzi a struttura aperta, che possono essere cambiati ogni volta”) e la novenove inizia a calare i pezzi forti: “Curre curre guagliò“, “Napoli“, “Children ov babylon” e così via, fino a un medley conclusivo “‘O documento/Ripetutamente/Rafaniello/Salario garantito” da lacrime agli occhi, per i ricordi collegati ma anche per le risate che suscitano i pezzi. L’introduzione al medley suona più o meno così: “visto che l’età media qui sul palco è di 40 anni, e infatti pensavamo di chiamarci 99 prostate, voglio vedere quanti quarantenni qui si fidano [ce la fanno, italianizzazione del napoletano] di fare un pezzo di 18 minuti come quello che stiamo per eseguire”.

C’è spazio per un nuovo pezzo, “Italia a mano armata“, che affronta con la faccia cattiva il tema delle ronde ma non sembra proprio trascendentale, per il ritorno sul palco con “Cerco tempo” e… che altro? Chi scrive, in effetti, non ricorda più come esattamente sia finito il concerto, però può avanzare alcune considerazioni di massima:
– questa reunion non è un avvenimento epocale, però fa comunque piacere risentire la voce di un gruppo che le cose, a modo suo, le ha sempre sapute dire in maniera convincente;
– come gruppo musicale la posse ha sicuramente perso qualcosa; c’è da vedere, se ci sarà un disco, che direzione prenderà;
– la prossima volta concerti all’aperto e in spazi sconfinati; madonna che esperienza è stata!

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