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Oddisee, Rapsody: la musica hip hop nel 2017 ci piace ancora

In: Nell'aria

13 Dic 2017

E poi, cos’è successo? Ci si ricorda di avere un blog, una vita dopo aver scritto l’ultimo post, e nel frattempo è cambiato tutto. La nozione stessa di Blog diventava vintage, le versioni di Web-Internet-quellacosalà crescevano come la nipote di chi scrive e insomma tutto cambiava parecchio, anche, ma va? la musica hip hop.

Capita così che il sottoscritto, abituato a una versione già di suo old school d’ìppop, in sostanza la perfezione di A Tribe Called Quest, si ritrovi spiazzato di fronti ai nuovi suoni digitali e alla maniera di parlarci sopra (trap e suoi derivati?). Ci sono naturalmente diverse eccezioni, ma per tornare al titolo non ci si vuole qui nemmeno avventurare troppo nelle varie distinzioni su chi o cosa sia musica hip hop, oggi, ché quella cultura la si è sempre frequentata come occasionali, anche se affezionati, avventori.

Tutto questo per dire del sollazzo che ancora si riesce a ricavare da un paio di cose uscite nell’anno di grazia 2017: quelle situazioni in cui per un attimo ci si illude di partecipare ancora dello Zeitgeist odierno e non di osservarlo invece affacciati alla porta, come in una memorabile scena di Ecce Bombo.

Si parla allora qui di “The Iceberg” di Oddisee e “Laila’s wisdom” di Rapsody, l’uno e l’altra non esattamente dei novellini ed attivi già da qualche tempo, ma, insomma, decisamente più freschi e giovani di chi scrive.

Samples? Di seguito le scelte più facili, nell’ordine “NNGE” di Oddisee

e “Power” di Rapsody (accompagnata – ma non nel video – da sua eminenza K.dot, Kendrick Lamar)

Cos’hanno in comune i due dischi (album, sì, insomma, quella roba là…)? Come si nota anche a un primo ascolto un suono molto caldo, groovy, rotondo. Per Oddisee questo significa suonato spesso con strumenti live (e in effetti è uscita da poco anche un live album dell’artista con band, i Good Compny). Per Rapsody ciò implica il ricorso a un produttore come 9th Wonder.

Groove, calore… soul: se Rapsody ha probabilmente il santino di Ms Lauryn Hill sul comodino di casa, in Oddisee si nota l’uso ripetuto di coretti piacevolmente appiccicosi (vedi “NNGE”, a proposito di TribeCalledQuest). Altro fattore comune è poi  l’attenzione ai testi e al modo in cui si racconta, a quello che va (andava?) di moda dire storytelling. C’è infatti il tentativo di uscire dai soliti cliché soldi-droga-vitaesaggerata: c’entra forse il fatto che entrambi gli artisti arrivino da circuiti periferici (Washington per Oddisee, la Carolina per Rapsody) rispetto ai consueti epicentri della musica hip hop?

Insomma, due ottimi ascolti per questi tempi freddi, aria nuova e speranza di vedere due buoni live nel prossimo futuro.

Un altro assaggio? Chi scrive suggerisce almeno anche Digging Deep del primo

e “Nobody” della seconda o la più funkettona “Pay up”

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