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I. Comunicazione di servizio: metti un pomeriggio alla radio…

In: A terra

22 Mag 2010


Fite dem back, Linton Kwesi Johnson
gli spaccheremo la testa/perché non c’è niente dentro

N.B.: il testo sotto è stato scritto nel 2010, ma chissà come mai suona ancora attuale…

Poco dopo il risveglio dal letargo (vedi post precedente), capita di trovarsi sulla strada di grande comunicazione FI-PI-LI, con la radio accesa per compagnia. Siamo nel tempo in cui si può ancora trovare soddisfazione da una giornata al mare, senza disperderla tra code in autostrada, ricerca di parcheggi e gomitate per un posto in spiaggia.
Sia come sia, una pubblicità alla radio a un certo punto promuove disinvoltamente una nuova iniziativa editoriale: il quotidiano Libero, pare, allega alle sue copie in edicola i CD con i discorsi del Duce.

Comunicazione e propaganda: il cinema e i cartoni animati contro il nazifascismo

The Ducktators (1942)

IDISCORSIDIMUSSOLINIMANNAGGIACRISTOINCROCE!
Ora, gli astratti furori di gioventù sono passati da un pezzo per chi scrive, e al momento non si è molto attivi politicamente. Eppure, questa magia della comunicazione per cui una pubblicità che si richiama alla CapadiMorto passa con la stessa naturalezza della réclame a un dentifricio o un nuovo deodorante per le ascelle rischia di fargli perdere il controllo dell’auto.

 

Cazzarola, si dice, ma qui stiamo già un pezzo avanti, o meglio indietro: i discorsi del Duce, quando ero piccolo, li ascoltavano clandestinamente i coglioncelli della mia classe quando andavano in gita. In alternativa la memorabilia del Ventennio si poteva trovare alle feste dell’MSI o in qualche  mercato di cianfrusaglie, sempre se qualcuno non era intervenuto a farla sparire.

Problemi di comunicazione: il "fasciocomunista" Germano

Elio Germano, “Mio fratello è figlio unico”

Insomma, almeno in piazza e nella comunicazione di massa giustamente si aveva pudore a richiamarsi al fascismo. Lo si ricollegava giustamente a un passato infame, da rievocare al massimo tra iniziati o nelle chiacchiere da bar. Che, ora, un giornale a tiratura nazionale pubblichi e reclamizzi questa roba vuol dire alcune cose:
– si è persa la memoria del passato, o meglio si è perso interesse a ricordarlo, e la colpa è anche di chi di quel passato doveva tramandare le storie, e l’ha fatto ammosciando le palle a tutti;
– la nuova classe dirigente è padrona, e si sta prendendo tutte le rivincite. Come bambini cazziati dai più grandi che tornano con il cugino che mena a proteggerli, la pseudo-intellighenzia di questo governo da operetta sente che può fare il cazzo che gli pare e infierisce. Si legittimano le cose peggiori con l’alibi dello share e del tanto-è-tutto-uguale: perché contestare la scelta di Libero se ilManifesto pubblica gli scritti di Che Guevara? Eccetera eccetera;
– mentre gli eredi politici diretti cercano in qualche modo di smarcarsi da un’eredità ingombrante, nella comunicazione pubblica trionfa il fascismo-chic. C’è la suoneria del cellulare di Lele Mora con “faccetta nera” o Corona che si candida con Forza Nuova. C’è il busto di Mussolini sulla scrivania di Feltri e la croce celtica portata con disinvoltura al collo dal sindaco di Roma Alemanno.
Che fare, allora?
Continua…

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