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Dopo il letargo

In: A terra

22 Mag 2010

Scena:
La riduzione televisiva di una delle migliore commedie di Eduardo, Napoli milionaria.
Prima della battuta epocale che chiude il testo, quella della nottata che deve passare, la moglie Amalia si guarda intorno come se vedesse tutto per la prima volta: “Che è successo…“.
Si sta svegliando dall’illusione dei soldi facili, della bella vita che ha fatto grazie al contrabbando e all’occupazione alleata di Napoli, quando, secondo lo scrittore La Capria, la città era diventata “una specie di Saigon mediterranea”.
Ora, la morale del testo di Eduardo può anche essere reazionaria, se vogliamo (il marito che riprende il posto di capofamiglia e sistema le cose, oppure il ritorno all’ordine dopo la speranza di un cambiamento della propria condizione), ma il fatto è che NON vogliamo.
Nel finale di Napoli milionaria c’è l’umanesimo neorealista, la speranza forse ingenua di una nuova vita, più dignitosa e giusta. Poi c’è la bravura degli attori e del regista, certo, i loro volti dolenti (i segni del tempo sul viso di Eduardo e la fierezza del volto di Regina Bianchi), c’è questo e molto altro.
Sia come sia, al ritorno al blog dopo una lunghissima pausa, un letargo tracimato oltre i limiti come l’inverno appena trascorso si è mangiato mezza primavera, l’anfibio si sente un po’ come l’Amalia di cui sopra. Si guarda intorno e continua a domandarsi: “Che è successo?
Ne sono successe e ne stanno succedendo molte: alcune cose lo riguardano molto da vicino, altre sembrano più distanti ma in realtà non lo sono. Deve ancora prendere le misure di tutto questo, ma in qualche modo ce la farà, non ne dubitiamo. Per il momento è tornato al suo blog, ed è già qualcosa.

Scritto sotto effetto di: Tg1 delle ore 13.30; comizi deliranti di tristi antiabortisti in Piazza Maggiore; segni dell’apocalisse che si avvicina.

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