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2 agosto, Bologna

In: A terra

2 Ago 2009

Nel 1980 l’anfibio era ancora molto piccolo, e inconsapevole della sua futura condizione di mezzo e mezzo; i suoi ricordi di quel periodo sono Polaroid coi colori accesi dell’estate, braghette corte e magliette a righe orizzontali, i baffoni e la pancia del padre, i capelli arruffati della madre, le facce divertite dei compagni di gioco al vedere lui che sale in sella a un Califfone e fa finta di guidarlo.
Di quel periodo ricorda però anche un senso di inquietudine, di oppressione che a volte era evidente anche ai bambini, telegiornali come bollettini di una guerra, eventi luttuosi e misteriosi che in famiglia si accettavano come si accetta una tromba d’aria o un terremoto, con il fatalismo di chi davvero non capiva perché succedessero certe cose. Con il tempo il bambino è cresciuto e una sua idea del perché se l’è fatta, quindi oggi si è presentato all’appuntamento con la rituale commemorazione di uno di questi eventi, forse il più odioso occorso nel dopoguerra in Italia, vale a dire la strage fascista alla stazione di Bologna (anche se a volte ancora gli risuona nelle orecchie l’audio in tempo reale dell’esplosione di una bomba a Piazza della Loggia).

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Brescia, Piazza della Loggia, 28 maggio 1974

I wuminghi, a proposito di Resistenza, avevano scritto tempo fa (nella postfazione all’edizione Stile Libero di “Asce di guerra”) alcune cose molto interessanti e condivisibili:

L’immagine della Resistenza come vendicatrice dei torti subiti da padri e nonni è stata offuscata a colpi di commemorazioni istituzionali. C’è chi ha voluto depurare la guerra di liberazione dei suoi aspetti più controversi. Così facendo, l’ha allontanata dalle pulsioni dell’animo umano […] In parole povere: la memoria della Resistenza si è confusa con uno statu quo avvilente.
Occorre tornare a “camminare sul lato selvaggio”, e c’è molto lavoro da fare. Tornare a raccontare la Resistenza, e farlo in nuovi modi. Sotto gli strati di polvere di archivi e biblioteche abbiamo a disposizione un patrimonio inestimabile…

il succo era che per non imbalsamare la memoria occorreva trovare nuove prospettive per raccontarla. Questo non vuol dire confondere le acque, naturalmente, né dimenticare quelli che sono i punti fermi di un accadimento. Niente, l’anfibio pensava a questo osservando ancora una volta lo spettacolo della piazza bolognese, piena di passione civile e però ormai assuefatta, sembra, al solito avvicendarsi di oratori più o meno felici nella scelta delle parole, con il climax della contestazione all’esponente delle istituzioni. Ora, non che l’anfibio abbia mai provato alcuna simpatia per quelli di là, però sentire Sandro Bondi piagnucolare perché non gli si facevano dire quelle quattro frasi fatte che si era diligentemente preparato lo ha un po’ intristito, senza contare che lo spettacolo di una commemorazione solenne ridotta a battibecco tra il suddetto ministro e la gente in platea era veramente deprimente. Contestazione si o no? Boh, però il minuto di silenzio, con i gonfaloni levati in alto, è stato veramente toccante.
P.S.: e comunque, caro ministro, dire dopo 29 anni che non è facile ricostruire quello che è successo il 2 agosto, e che ci sono molte verità ancora da accertare, o è malafede o è una grande stronzata.

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